OLTRE LA SUPERFICIE
La superficie, in arte, non è mai stata un semplice confine fisico, ma una soglia psicologica e filosofica. Per secoli essa è stata il luogo della finzione, lo schermo su cui proiettare l’illusione del mondo. Tuttavia, la modernità ha imposto una frattura definitiva: la tela e la materia hanno smesso di essere supporti passivi per farsi protagoniste di una rivoluzione spaziale.

OLTRE LA SUPERFICIE

Oltre la superficie, locandina della mostra

DAL 28 MARZO AL 2 MAGGIO 2026

La superficie, in arte, non è mai stata un semplice confine fisico, ma una soglia psicologica e filosofica. Per secoli essa è stata il luogo della finzione, lo schermo su cui proiettare l’illusione del mondo. Tuttavia, la modernità ha imposto una frattura definitiva: la tela e la materia hanno smesso di essere supporti passivi per farsi protagoniste di una rivoluzione spaziale. Il progetto espositivo si allontana dalle classiche rassegne antologiche per concentrarsi su quel momento esatto in cui l’opera d’arte decide di invadere lo spazio circostante, rompendo la staticità della parete. Immaginate la tela che si tende e si estroflette sotto la spinta di una forza invisibile nelle opere di Agostino Bonalumi (Vimercate, 1935 – Desio, 2013), creando un gioco di luci e ombre che muta a ogni passo dell’osservatore, forzando la materia pittorica a farsi presenza plastica e architettonica; oppure la verticalità assoluta di Pablo Atchugarry (Montevideo, 1954), capace di trasformare il marmo e il bronzo in strutture eteree che sembrano sfidare la forza di gravità per elevarsi verso l’infinito. Atchugarry eredita la sfida spaziale dei maestri del Novecento, trasferendola nella materia millenaria della scultura. Se nei pittori la superficie è una membrana da tendere o analizzare, per lo scultore uruguaiano essa è una barriera da infrangere per liberare l’anima della pietra. A questo dinamismo fisico si contrappone il rigore metodico di Gianfranco Zappettini (Genova, 1939), che scava nel cuore del fare pittura per mostrarci che il “vuoto” e il “segno” sono in realtà pieni di significato e presenza. Se Bonalumi conquista lo spazio verso l’esterno, Zappettini opera una rivoluzione introversa, scavando nella sostanza stessa dell’atto pittorico. Protagonista e teorico della Pittura Analitica negli anni Settanta, l’artista ligure ha risposto alla crisi della pittura del dopoguerra con un ritorno al metodo. La sua ricerca si è concentrata sull’azzeramento dell’immagine a favore di un’analisi rigorosa degli elementi costitutivi: il supporto, il pigmento, la stratificazione.

Oltre la superficie, locandina della mostra
Oltre la superficie, locandina della mostra

DAL 28 MARZO AL 2 MAGGIO 2026

La superficie, in arte, non è mai stata un semplice confine fisico, ma una soglia psicologica e filosofica. Per secoli essa è stata il luogo della finzione, lo schermo su cui proiettare l’illusione del mondo. Tuttavia, la modernità ha imposto una frattura definitiva: la tela e la materia hanno smesso di essere supporti passivi per farsi protagoniste di una rivoluzione spaziale. Il progetto espositivo si allontana dalle classiche rassegne antologiche per concentrarsi su quel momento esatto in cui l’opera d’arte decide di invadere lo spazio circostante, rompendo la staticità della parete. Immaginate la tela che si tende e si estroflette sotto la spinta di una forza invisibile nelle opere di Agostino Bonalumi (Vimercate, 1935 – Desio, 2013), creando un gioco di luci e ombre che muta a ogni passo dell’osservatore, forzando la materia pittorica a farsi presenza plastica e architettonica; oppure la verticalità assoluta di Pablo Atchugarry (Montevideo, 1954), capace di trasformare il marmo e il bronzo in strutture eteree che sembrano sfidare la forza di gravità per elevarsi verso l’infinito. Atchugarry eredita la sfida spaziale dei maestri del Novecento, trasferendola nella materia millenaria della scultura. Se nei pittori la superficie è una membrana da tendere o analizzare, per lo scultore uruguaiano essa è una barriera da infrangere per liberare l’anima della pietra. A questo dinamismo fisico si contrappone il rigore metodico di Gianfranco Zappettini (Genova, 1939), che scava nel cuore del fare pittura per mostrarci che il “vuoto” e il “segno” sono in realtà pieni di significato e presenza. Se Bonalumi conquista lo spazio verso l’esterno, Zappettini opera una rivoluzione introversa, scavando nella sostanza stessa dell’atto pittorico. Protagonista e teorico della Pittura Analitica negli anni Settanta, l’artista ligure ha risposto alla crisi della pittura del dopoguerra con un ritorno al metodo. La sua ricerca si è concentrata sull’azzeramento dell’immagine a favore di un’analisi rigorosa degli elementi costitutivi: il supporto, il pigmento, la stratificazione.

OLTRE LA SUPERFICIE

La superficie, in arte, non è mai stata un semplice confine fisico, ma una soglia psicologica e filosofica. Per secoli essa è stata il luogo della finzione, lo schermo su cui proiettare l'illusione del mondo. Tuttavia, la modernità ha imposto una frattura definitiva: la tela e la materia hanno smesso di essere supporti passivi per farsi protagoniste di una rivoluzione spaziale.

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